miércoles, 29 de enero de 2014

Las Armas del Magisterio Constantiniano diseñadas por Marco Foppoli


Después de iniciar el anterior post con el escudo realizado por el ilustrador y diseñador heráldico Marco Foppoli, Colegiado de Número de esta Casa y Caballero Jure Sanguinis de la Sagrada Militar Orden Constantiniana, (que fue regalado a Su Alteza Real el Infante Don Carlos de Borbón-Dos Sicilias y Borbón Parma, Duque de Calabria), reproducimos el interesante artículo que él mismo publicó sobre el mismo en la Revista Oficial de la Orden Constantiniana de San Jorge In hoc Signo Vinces, número 15, del año 2011.
 
 
 
Lo stemma del Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
S.A.R. l’Infante Carlo di Borbone Due Sicilie–Borbone Parma, Duca di Calabria
e qualche nota di araldica Costantiniana

Lo stemma dei Borbone Due Sicilie con i suoi 27 quarti è il più complesso tra quelli portati da una linea uscita dalla stirpe dei Capetingi, insegna che non consente di poter inquartare o partire agevolmente in un unico scudo l’arme personale del Gran Maestro con quella dell’Ordine così come avviene negli emblemi magistrali di altri ordini cavallereschi come l’Ordine di Malta, il Santo Sepolcro o il Teutonico. Né, del resto, i Gran Maestri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio hanno mai codificato nel corso dei secoli un modello araldico preciso per unire la propria insegna a quella della Sacra Milizia.

Gli Angeli Comneno e i Farnese esprimevano la dignità magistrale circondando i loro stemmi familiari con gli ornamenti propri di Gran Maestro componendo un insieme araldico solenne dove lo scudo era accollato all’aquila bicipite bizantina, coronata dalla corona imperiale con la purpurea croce gigliata dell’Ordine posta tra le teste dell’aquila, il “berrettone” o “cappello alla greca” poggiato sulla sommità dello scudo a sua volta circondato dal Collare Costantiniano, catena d’oro composto dal monogramma di Cristo a lettere greche sovrapposte “X” e “P” da cui pende l’effige equestre di San Giorgio trafiggente il drago. Nei Farnese possiamo osservare l’utilizzo contemporaneo di due diversi emblemi relativi alle due dignità differenti: lo stemma come duchi diParma decorato dalla corona ducale e quello sopra descritto come Gran Maestri costantiniani. L’insegna dell’Ordine, la Croce gigliata Costantiniana,talvolta inserita all’interno di uno scudo araldico argenteo, era più spesso raffigurata in modo autonomo e distinto.

Nel1731 giunto il Gran Magistero con l’eredità farnesiana all’Infante don Carlo di Borbone - primogenito di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese -, tale dignità venne indicata semplicemente aggiungendo il Collare Costantiniano a circondare il suo stemma, modalità mantenuta nel 1734 all’assunzione del trono di Napoli e trasmessa ai Suoi Eredi ove la Collana Costantiniana compare con altri cinque collari cavallereschi, sebbene alcuni autori sostengano che i Borbone mantennero in uso nei loro sigilli di Gran Maestri costantiniani lo stemma degli Angelo Comneno [1]. Se tale consuetudine risulta praticata dal ramo parmense della Famiglia [2],i Borbone di Napoli non sembrerebbero avervi mai ricorso [3]; solo più tardi l’abbinamento dello stemma della Real Casa delle Due Sicilie con gli antichi e più complessi ornamenti della Gran Maestria Costantiniana è citato come mera possibilità: nel 1913 l’Abate e Cavaliere Giovanni Mini scriveva infatti che «anche il GranMaestro attuale, S.A.R. il Conte di Caserta può usare dell’aquila bicipite con la corona imperiale aggiungendo, com’è naturale, sul tutto gl’immacolati gigli borbonici con la corona reale»[4]. Evidentemente non sfuggiva all’erudito araldista il fatto che, sommandosi nella persona del Sovrano duosiciliano le due dignità giuridicamente autonome di Capo della Dinastia e di Gran Maestro dell’Ordine Costaniniano come PrimogenitoFarnesiano [5],il Gran Magistero poteva essere espresso con una sua specifica forma araldica.

Risulta quindi appropriato il modello araldico che si osserva usato da tempo nelle solenni cerimonie ove compare personalmente il nostro Gran Maestro che suole affiancare il suo stemma personale di Capo della Real Casa di Borbone Due Sicilie a quello dell’Ordine Costantiniano, abbinamento che ne esprime la suprema dignità magistrale sulla Sacra Milizia. Tuttavia quella specifica composizione presenta due imperfezioni araldiche che nell’illustrazione che qui si presenta, si sono volute emendare.

Nelle insegne ove si uniscano l’arme familiare dei gran maestri conquelle del rispettivo ordine cavalleresco, quest’ultima precede sempre quella magistrale [6]; così in questo esemplare si è seguita questa consuetudine ponendo lo stemma dell’Ordine Costantiniano alla destra araldica affiancato alla sinistra araldica dall’insegna del Gran Maestro[7]. Si potrà inoltre osservare che è stato impropriamente esteso allo scudoaraldico il campo azzurro blu de Roidistintivo del mantello dei cavalieri, mentre l’insegna dell’Ordine vuole larossa croce gigliata di San Giorgio nel consueto campo argenteo come anchericordano gli Statuti vigenti: «Il vessillo assegnato nelle funzioni civili per le opere di assistenza ospedaliera, di soccorso e di beneficenza, è la Bandiera di seta bianca, con la Croce Costantiniana nel centro, di colore porporino».
Gli scudi infine sono sormontati dalla Corona Reale e circondati dal Collare Costantiniano distintivi della Persona del Gran Maestro e della sua dignità.

È del tutto evidente che i due stemmi rimangono tra loro distinti; lo stemma proprio dell’Ordine resta quello crociato, che, nella sua versione completa, prevederebbe la croce costantiniana nello scudo argenteo, circondato dal collare, il tutto sormontato da un’elmo posto in maestà con la visiera alzata coronato della corona reale[8] sebbene, come noto, sia più spesso utilizzato in versioni più semplici: la croce circondata dal collare costantiniano oppure la sola croce senz’altra aggiunta. È bene ricordare che l’uso della versione con i due stemmi affiancati sembrerebbe più opportuna ove sia necessario indicare il riferimento alla Persona del Gran Maestro, mentre ove ci si riferisca all’Ordine basterebbe la presenza della sola insegna costantiniana.

L’illustrazione grafica e artistica di uno stemma, se eseguita con cura e perizia, è spesso opera che ha ambizione d’eleganza e pregio estetico essendo l’araldica anche un’arte come S.E. l’Arcivescovo Bruno B. Heim, Gran Priore dell’Ordine Costantiniano sino al 2002, artista araldico di talento e compianto Maestro di chi scrive, ricordava spesso. Le caratteristiche di questa realizzazione – nei pregi e nei difetti – si devono solo al gusto ed al talento del suo Autore, araldista e artista araldico professionista, che l’ha eseguita seguendo le sue preferenze stilistiche. Quest’opera quindi resta un personale e doveroso omaggio araldico di chi l’ha eseguita alla Persona del Gran Maestro e non pretende di voler rappresentare, ovviamente, un emblema ufficiale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.


Marco Foppoli

[1] Cfr. U. ORLANDINI, Lo stemma del S.M.O.Costantiniano di San Giorgio, in “Rivista Araldica, settembre 1913 p. 150, riferisce genericamente che «tanto i Farnese come i Borboni loro successori nella loro qualità di Gran Maestri della aurata milizia Angelica, usarono nel Sigillo Gran Magistrale l’aquila bicipite avente in cuore lo stemma degli Angeli».
[2] In effetti già Maria Luigia d’Asburgo duchessa di Parma come Gran Maestro del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio da lei fondato nel 1816 aveva accollato il suo stemma ducale circondato dal collare Costantiniano, all’aquila bicipite bizantina con corona imperiale e “berrettone” magistrale; Carlo II nel 1848 scelse personalmente come suo emblema Gran Magistrale una versione apocrifa dello stemma degli Angelo Comneno accollato all’aquila imperiale bizantina modello poi usato ancheda Carlo III; Cfr., A. OFFMANN, Blasonature e note di commento agli stemmi dei cavalieri costantiniani, p. 346, in L’Ordine Costantiniano di San Giorgio. Storia stemmi e cavalieri, a cura di M. BASILE CRISPO, Parma, 2002.
[3] Siamo confortati in questa convinzione dallo stesso parere espresso dall’eminente araldista e Confratello Prof. Luigi Borgia autore di un noto studio storico-araldico stemma dell’insegna duosiciliana: L. BORGIA,  Lo stemma del Regno delle Due Sicilie, Firenze, 2002.
[4] G. MINI, Intorno al labaro e all’Ordine Costantiniano, in “Rivista Araldica”, maggio 1913, a p. 273. Nella citazione il corsivo è nostro (n.d.A.).
[5] Su questo punto fondamentale non è mai superfluo rimandare al magistrale studio storico-giuridico di A. MARINI DETTINA, Il legittimo esercizio del magistero Costantiniano, Città del Vaticano, 2003.
[6] Si osservino in merito i casi più noti di Malta e del Santo Sepolcro, ma anche nell’insegna dell’Ordine della Giarrettiera lo scudo è partito, nel 1° lo stemma dell’Ordine, nel 2° l’arme della Sovrana, S.M.Elisabetta II.
[7] Per la dettagliata storia dello stemma dei Borbone Due Sicilie si rimanda a quanto già esposto in L. BORGIA,
[8] Cfr., G. BASCAPÈ, M. DEL PIAZZO, Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata medievale e moderna, Roma 1983, p. 392. Non mancano più rare raffigurazioni con lo stemma Costantiniano posto al di sotto di un manto reale; Cfr. R. SACCARELLO, Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.S toria, istituzioni, Insegne, Viterbo 2008, p. 63

 

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